Guanabana: tutte le risposte

Fruit Soursop Tree Plant Medicine  - najibzamri / Pixabay

Vuoi saperne di più sulla guanabana? Troverai in questa sezione tutte le risposte alle tue domande su questo frutto dal nome così simpatico (ad esclusione delle sue proprietà che trovi elencate in un altro articolo). A partire ovviamente da…

Da dove viene il nome guanabana?

Il nome guanabana deriva dal taìno wanaban. Anzi, volendo essere ancora più precisi, e stando a quanto scritto nel DCECH (Diccionario crítico etimológico castellano e hispánico) deriva dal taìno parlato nella Repubblica Dominicana.

Sempre nel DCECH si riporta che la voce guanaba (anzi, guanabba) appare per la prima volta in uno scritto in latino datato 1510 di Pietro Martire d’Anghiera, storico italiano a servizio della corte di Spagna, dove tra l’altro coglie una somiglianza del frutto con la nostra mela cotogna1 (forse l’ha provata acerba…).

Se non sei familiare con le popolazioni precolombiane ti segnalo che i taìno (o taìni) erano gli abitanti delle Bahamas, delle Grandi Antille e del nord delle Piccole Antille, procedenti dall’America del Sud ed in particolare dal Venezuela.

Guanabana in italiano

Forse non familiarizzi molto con il nome “guanabana” (da pronunciarsi guanàbana) perché in Italia questo frutto è conosciuto perlopiù come “graviola”. Alcuni parlano di annona o anona, definizioni derivate dal nome scientifico della pianta annona muricata, ma questi nomi potrebbero recare un po’ di confusione poiché la muricata non è l’unica annona esistente: ve ne sono più di 160 tipi! Per essere più precisi, le varietà di Annona riconosciute da Plants of the World Online – il database online pubblicato dai famosi Giardini Botanici Reali di Kew – sono 169.

Tra le più conosciute c’è sicuramente la guanabana e un’altra varietà che è stata la prima di cui sono venuta a conoscenza, mentre lavoravo in un ristorante in Cile: la cerimoia o cherimoya.

Te la menziono perché è proprio questa ad essere spesso confusa con la guanabana, almeno in Italia, nonostante alla vista siano diverse. Il motivo della confusione deriva dal fatto che quest’ultima è l’unica annona coltivata in Italia, in Calabria, ed è per questo che quando si associa il nome “annona” alla guanabana può risultare contraddittorio…in ogni caso i due frutti, benché diversi, si assomigliano nel sapore e nelle proprietà, e senza dubbio sono entrambi molto gustosi!

Come è fatta la guanabana?

Il frutto della guanabana è di colore verde all’esterno, mentre all’interno è bianco, con dei semini scuri. La forma è simile ad un cuore, più o meno regolare (a volte molto irregolare), può arrivare a misurare fino ai 30 centimetri di lunghezza e 15 di larghezza, e a pesare 7 kg – ciononostante possiamo trovarne anche di dimensioni più piccole, diciamo che il peso medio del frutto è di 4 kg.

La buccia è molto sottile, passa da un colore verde scuro ad un colore verde-giallastro in fase di maturazione, ed è ricoperta di punte spinose che diventano più morbide con il tempo. La polpa emana un aroma unico – ricorda forse un po’ quello dell’ananas – ed è cremosa, carnosa, succosa e più o meno segmentata intorno al suo nucleo centrale. La maggior parte dei segmenti contiene i semini, molto scuri ma che diventano marroni se essiccati al sole.

L’albero ha rami bassi, sottili e cadenti e raggiunge un’altezza di circa 7-9 metri.
Le foglie sono sempreverdi, alterne, lisce, lucide, di colore verde scuro sulla superficie superiore e più chiare sul lato inferiore, oblunghe ed ellittiche, lunghe da 6,25 a 20 cm e larghe dai 2,5 ai 6,25 cm.

I fiori sono piuttosto semplici e possono nascere ovunque sul tronco, sui rami o sui ramoscelli. Sono a gambo corto, lunghi circa 4-5 cm, paffuti e triangolari-conici, con 3 petali esterni piuttosto larghi e carnosi di colore giallo-verde e tre petali interni più stretti di colore giallo chiaro.

Come si mangia la guanabana?

Per mangiare la guanabana dovrai togliere la buccia (quando il frutto è maturo, diventa sottile e molto facile da togliere), tagliarla a spicchi, poi togliere i semini (mi raccomando) e sarà pronta.

Un metodo per sbucciarla bene (utile nel caso tu la voglia sbucciare tutta) è incidendo una X con il coltello sul fondo del frutto, e dalle incisioni strappare con le mani le singole sezioni della buccia, tirando verso il basso, lontano dalla polpa.

Essendo un frutto generalmente piuttosto grande, a meno che tu non lo stia condividendo con più persone, forse sarà un po’ difficile finirlo tutto in una volta (un po’ come mangiare un’anguria intera, anche di più).

Per non sprecare nemmeno un pezzettino di questo prezioso frutto, potrai mettere da parte gli spicchi (meglio se in un contenitore ermetico) e conservarli in frigorifero per una settimana circa.

Altrimenti, potrai sempre adoperarti in creazioni culinarie come la marmellata di guanabana, la cheesecake alla guanabana o il sorbetto alla guanabana o altre ricette!

Ti dirò poi che nei suoi paesi di origine, la guanabana (ma anche tantissimi altri frutti esotici) è spesso più utilizzata per farne dei succhi o dei batidos che per essere mangiata pura.

Personalmente preferisco mangiarla, ma anche il succo merita, anche se – mi raccomando – nell’atto di ordinarne uno in America Latina, specifica sempre “sin azúcar”(o sem açúcar se in Brasile) perché potresti ritrovarti a bere uno sciroppone così dolce, che nemmeno saprai se era guanabana o banana o latte condensato.

Al massimo lo zucchero lo potrai sempre aggiungere dopo (ma ti assicuro che nel caso della guanabana, non ce n’è proprio bisogno).

Che sapore ha la guanabana?

Il sapore della guanabana è unico ed assomiglia solamente ad altri tipi di frutta della famiglia delle annonaceae. Ma per provare ad immaginarlo, nonostante ognuno abbia le sue impressioni, credo che la somiglianza più azzeccata sia un mix tra ananas e fragola.

Alcune persone percepiscono sentori di mela, di mango, da qualche parte ho anche letto “cannella” ma penso che chi l’abbia scritto fosse piuttosto confuso ahah.. In generale, comunque, può definirsi un sapore “tropicale” (se ha senso dire questo) ed agridolce, né troppo dolce né troppo acido – mentre per quanto riguarda la consistenza non riesco proprio a fare paragoni con altra frutta nota in Italia.

Esiste il Succo di guanabana?

Sì, il succo di guanabana esiste ed è stato il primo succo di frutta fresca che ho provato in Colombia. É senz’altro molto diffuso in America Centrale, Messico e nella parte settentrionale dell’America Meridionale (dal Perù in su).

Come si prepara un succo di guanabana?

Si prepara frullando i pezzi di frutta, previamente epurati dai semi, con dell’acqua o del latte. In base ai gusti, al momento della preparazione possono essere aggiunti zucchero o altri dolcificanti, succo di lime, zenzero in polvere o altri ingredienti. Si presenta di colore bianco e consistenza densa.

Oltre al succo di frutta fresca, ovviamente esistono anche i succhi confezionati – in lattina, bottiglie e bottigliette, tetrapak.. c’è persino il succo in polvere (ma personalmente non lo consiglio, perché di frutta ne contiene ben poca).

Ovviamente non saranno mai la stessa cosa (vuoi mettere una spremuta d’arancia con un succo confezionato?) ma sono una buona opzione se non hai la possibilità di trovarlo fresco. Chiaramente c’è di tutto, dai più zuccherati ed aromatizzati, a quelli più naturali e puri.

Un’altra opzione, se desideri preparare il succo di guanabana e non hai il frutto a disposizione, è la polpa congelata – reperibile in qualsiasi momento dell’anno e perfettamente funzionale all’elaborazione di succhi.

La guanabana è tossica?

La guanabana ha così tante proprietà e reca così tanti benefici alla salute che sembra quasi troppo bello per essere vero, e sorge il dubbio “ma non avrà effetti collaterali?”

Ho investigato bene questo aspetto per essere certa di non cadere in fraintendimenti.

Dunque, innanzitutto, esistono alcuni studi realizzati nelle indie occidentali francesi i quali suggeriscono che ci possa essere un legame tra sintomi simili al morbo di Parkinson acuto e il consumo di graviola1. Ciononostante, secondo il Ministero della Salute francese, nessuno di questi studi può essere considerato conclusivo perché innanzitutto si concentrano su piccole comunità geneticamente isolate, inoltre, prendono in considerazione solo le comunità dove il morbo di Parkinson è presente e non le isole nel loro complesso, dove il consumo di guanabana è altrettanto importante.

Nel 2010 l’agenzia francese per la sicurezza alimentare (Agence française de sécurité sanitaire des aliments) ha concluso che, sulla base dei risultati delle ricerche disponibili, “non è possibile confermare che i casi osservati di sindrome di Parkinson atipica […] siano legati al consumo di Annona muricata”2.

Puoi quindi fare le tue considerazioni in merito.

Esiste poi uno studio realizzato dal ricercatore messicano José Luis Méndez Cruz, che allarma sui possibili effetti collaterali del consumo di estratto di foglie di guanabana. In un’intervista rilasciata al Conacyt (agenzia informativa), parla di possibili danni epatici e renali.

Abbastanza preoccupante dirai, ma analizzando il contenuto di questa intervista ci rendiamo conto che c’è ben poco di cui preoccuparsi. Il perché te lo spiego subito. Lo stesso Méndez Cruz ci dice che la dose letale media degli estratti della foglia di guanabana in Messico è di due grammi per chilogrammo di massa corporea. Il dodici percento di questa dose, non causa danno epatico e renale, ma il cinquanta percento di questa dose sì3.

Razionalizziamo la formula offerta da Méndez Cruz, basata sui suoi studi, in modo da non avere dubbi sulla quantità che può essere dannosa. E prendiamo come riferimento il peso di una bustina di tè commerciale di foglie di guanabana, che è in genere 1 grammo.
La dose letale è di 2 g per kg di peso corporeo. Se ho capito bene, significa che, per una persona di 50 kg, consumare 100 grammi di estratto di foglie di graviola è letale. In altre parole, questa persona per arrivare a consumare una dose tossica dovrebbe consumare contemporaneamente l’equivalente di 100 bustine di foglie di guanabana. Se il 50% di quella dose causa danni ai reni e al fegato, si tratterebbe dell’equivalente di 50 bustine di estratto di foglie di guanabana. Mentre il 12% – che secondo questo studio non reca danni – sarebbe l’equivalente di 12 bustine di guanabana (per una persona di 50 kg).

E io direi che anche 12 bustine sono parecchie da assumere in una giornata!

Inoltre parliamo unicamente delle foglie, non del frutto.

Invece, un rischio relazionato al consumo di guanabana finora non smentito riguarda la sua potenziale neurotossicità relazionata ad alcune componenti presenti nella frutta ovvero gli alcaloidi isochinolinici e le acetogenine presenti in essa ed in altre annonacee4. Sottolinerei comunque che un consumo moderato non comporta rischi.

L’unica parte da ritenersi effettivamente tossica nella guanabana sono i semi, anche qui però non c’è bisogno di allarmarsi in caso di dosi minime erroneamente ingerite.

1https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/17303592/

2https://www.anses.fr/fr/system/files/NUT2008sa0171.pdf

3https://www.cienciamx.com/index.php/ciencia/salud/13522-fectos-secundarios-extracto-hoja-guanabana

4https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26405269/

I cani mangiano la guanabana?

Mi ricordo un giorno in Venezuela in cui stavo mangiando uno spicchione di guanabana a casa di amici ed il loro cane si fermò a guardarmi languido come se avessi in mano un osso.

“El perro come guanábana?” chiesi, ignara. Al che mi spiegarono che Zeus (il cane dei miei amici) non solo la mangiava, bensì ne era molto ghiotto! Mi dissero che mangiava la papaya, il mango, le banane (tutti frutti che crescevano nel loro giardinetto) ma che la guanabana era la sua preferita. Glie ne detti un pezzetto, ovviamente…

Con questo non voglio certamente dire che tutti i cani siano come Zeus, e che quindi, possono mangiare guanabana senza problemi, anzi, ti dirò che ho provato a fare delle ricerche in merito ma non ho trovato risposte esaustive.

L’unica cosa che posso dirti è che se decidi di far provare al tuo amico peloso questo gustoso frutto, mi raccomando, togli previamente i semi perché potrebbero essere tossici (così come i semi di altra frutta gradita ai cani come la mela e la pera). Del resto i semi non vanno mangiati nemmeno dagli esseri umani, quindi perché darli al cane?